Paghi LinkedIn Recruiter? In molti team italiani il problema non è più avere accesso ai profili. Il problema è pagare una licenza cara e poi fare comunque sourcing, arricchimento e outreach in tre strumenti diversi.
Lo schema si ripete ovunque: agenzie per il lavoro, società di ricerca e selezione, studi boutique, team interni di talent acquisition. LinkedIn ha ancora il suo posto, ma non è più l'unico sistema valido se ti servono copertura reale sul mercato italiano, dati di contatto utilizzabili e un flusso di lavoro che non si spezzi a metà processo.
C'è poi un errore di impostazione che rende quasi inutile qualsiasi comparativa: mettere nello stesso elenco strumenti che risolvono problemi diversi. Una piattaforma di sourcing serve per la ricerca attiva e il talento passivo. Un job board serve ad attrarre domanda inbound. Se mescoli le due categorie finisci per valutare funzionalità invece di decidere quale canale ti aiuta a chiudere quella posizione con meno tempo e meno attrito.
La distinzione è pratica, non teorica. Per una posizione scarsa — un software engineer senior a Milano, un direttore commerciale enterprise, un profilo bilingue molto conteso — pubblicare e aspettare produce quasi sempre volume basso o candidature fuori target. Lì ha senso pagare per ricerca, arricchimento del contatto e automazione dell'outreach. Per posizioni di volume, amministrative o operative, spendere in sourcing avanzato risulta costoso e lento rispetto a un portale che concentra già traffico e candidature.
Il criterio di scelta, in Italia, non è solo funzionale. Pesano il costo reale in euro, la qualità del dato, la facilità di arrivare davvero al candidato e la conformità al GDPR — che qui non è un extra di marketing, visto che il Garante per la protezione dei dati personali è l'autorità che vigila sul trattamento e che il tema diventa concreto appena arricchisci email, automatizzi il contatto o centralizzi dati fuori dall'ATS. Per le agenzie per il lavoro autorizzate, iscritte all'albo tenuto dal Ministero del Lavoro, la parte di compliance non è negoziabile.
Se stai valutando opzioni più leggere prima di passare a una licenza completa, conviene anche rivedere le differenze tra LinkedIn Lite e Recruiter: il punto di rottura di solito sta nel tipo di ricerca, non solo nel prezzo.
Ecco le 10 migliori alternative a LinkedIn Recruiter per chi recluta in Italia, divise in due blocchi: prima le piattaforme di sourcing per la ricerca attiva, poi il livello job board per l'attrazione inbound.
1. HeyTalent

HeyTalent risolve un problema molto concreto: passare da una ricerca su LinkedIn a una lista utilizzabile — con contatto, priorità e primo outreach — senza distribuire il lavoro tra vari strumenti.
Per questo si adatta bene ad agenzie, headhunter indipendenti, RPO e team interni che gestiscono più posizioni scarse contemporaneamente. Non compete tanto per dimensione del database quanto per esecuzione. Se il tuo collo di bottiglia non è trovare profili ma trasformare una ricerca in pipeline reale, qui c'è una differenza operativa evidente.
La logica d'uso è pratica. Estrai profili aggiornati da LinkedIn con query booleane, applichi filtri avanzati e poi arricchisci con email e telefoni. Questo elimina uno dei grandi sprechi del sourcing: trovare la persona giusta e perdere mezza giornata a cercare una via di contatto che funzioni.
Dove apporta più valore
Il punto di forza è il flusso unificato: ricerca, arricchimento, filtri basati su IA e primo contatto vivono nello stesso ambiente. Il taglio di passaggi si nota soprattutto nei team piccoli o medi, dove una sola persona copre sourcing, screening e outreach.

Il secondo elemento sono le variabili di IA personalizzabili. Se vuoi dare priorità in base a segnali di fit — seniority reale, contesto aziendale di provenienza, livello di inglese desumibile dal percorso — hai molto più controllo che in un flusso di ricerca manuale.
Per i recruiter che vogliono affinare la ricerca fin dall'inizio conviene padroneggiare la ricerca booleana applicata al recruiting: in strumenti di questo tipo, una query ben costruita ha un impatto diretto sulla qualità della shortlist.
C'è poi il fattore che in Italia pesa davvero. Il GDPR condiziona come si arricchiscono, si conservano e si usano i dati dei candidati, e il posizionamento di HeyTalent su questo punto è un vantaggio concreto per agenzie e team che centralizzano contatti fuori dall'ATS o automatizzano parte dell'outreach.
Regola pratica: se il tuo team sa già fare sourcing, il miglioramento più grande non arriva da "più profili", ma dal ridurre il rumore e accelerare il primo contatto utile.
Pro e contro reali
- Cosa funziona bene: ricerca booleana su LinkedIn, arricchimento con email e telefono, variabili IA configurabili e outreach iniziale in un unico flusso.
- Dove fa guadagnare tempo: operazioni con volume medio o alto, dove copiare profili, ripulire liste e cercare email separatamente frena tutto il team.
- Come si inserisce nello stack: funziona da complemento e non da sostituto dell'ATS, quindi non obbliga a lasciare Teamtailor, Workable o il gestionale già in uso.
- Sul costo: l'argomento principale è il risparmio rispetto a una licenza Recruiter, dichiarato intorno a 5x, con piani in euro per volume di candidati al mese.
- Dove non basta da sola: processi molto basati sui portali generalisti, profili poco presenti su LinkedIn o ricerche di volume dove l'inbound rende di più.
- Cosa controllerei sempre: la qualità del dato arricchito e le inferenze automatiche in posizioni sensibili o molto chiuse.
Quel che non conviene idealizzare: la qualità dipende da quanto è ricco e aggiornato il profilo pubblico. Se il profilo è povero, nessun arricchimento risolve del tutto quella base.
Puoi vedere la piattaforma su HeyTalent.
2. SeekOut

SeekOut si giustifica per una cosa molto concreta: dà più contesto per decidere nelle ricerche difficili.
Si nota soprattutto in ingegneria, data, prodotto, cybersecurity e profili scientifici, dove filtrare solo per job title genera rumore. Il valore non sta nel tirare fuori più nomi, ma nel separare prima chi si adatta davvero, chi arriva da aziende comparabili e quale pool esiste in Italia — o nei mercati vicini, se il talento locale non basta.
È uno strumento più vicino a una sourcing workstation che a un semplice motore di ricerca. Per un team interno con posizioni tecniche ricorrenti significa meno riunioni e meno shortlist da rifare. Per una piccola agenzia generalista il ritorno è meno chiaro, perché prezzo e tempo di apprendimento pesano di più.
Quando conviene in Italia
Tre scenari. Primo, ricerche senior o scarse dove l'hiring manager chiede argomenti, non solo candidati. Secondo, team tech che fanno talent mapping in modo continuo. Terzo, aziende con assunzioni internazionali che devono ampliare il raggio senza perdere criterio su skill, seniority e percorso.

Ha anche funzioni pensate per riscoprire candidati che vivono già nel tuo ATS, utile se il database storico è sottoutilizzato — e in molte agenzie italiane con dieci anni di CV archiviati lo è quasi sempre.
Conviene entrare con una base minima di metodo: se la query è impostata male, uno strumento costoso accelera solo il rumore. Con piattaforme di questo tipo la differenza tra un utente medio e uno forte è enorme, quindi vale la pena rileggere la guida sulla ricerca booleana per recruiter prima di valutare un livello più avanzato di sourcing.
Se il piano è pubblicare una posizione e aspettare candidature, SeekOut è troppo. Se fai ricerca diretta seria ogni settimana, il discorso cambia.
Pro e contro reali
- Dove rende bene: ricerche tech, senior e specialistiche con requisiti complessi o necessità di mappare il mercato.
- Cosa aggiunge rispetto alle opzioni semplici: più segnali per dare priorità e per difendere una longlist davanti a un hiring manager esigente.
- Dove può essere eccessivo: studi piccoli, ruoli generalisti o team che coprono gran parte del volume con i portali.
- Cosa controllerei prima di firmare: costo in euro, curva di onboarding e se il team userà davvero il talent mapping o solo i filtri di base.
La parte meno gentile è la complessità: richiede adozione e metodo, non solo licenze attivate.
Il sito ufficiale è SeekOut, con maggiori dettagli sui piani su SeekOut.
3. hireEZ

hireEZ si colloca in un punto molto preciso dello stack: team che fanno già sourcing con un certo volume, ma non hanno bisogno di una piattaforma pesante di talent intelligence e non vogliono spezzare ricerca, arricchimento e outreach in tre strumenti diversi.
Il valore pratico sta lì. Centralizza ricerca, dati di contatto e sequenze di approccio nello stesso livello, cosa utile ad agenzie e team interni che lavorano molte posizioni in parallelo e hanno bisogno di velocità operativa, non solo di più filtri.
In Italia la lettura è chiara. Se recluti profili digitali, tech o bilingui per Milano, Roma, Bologna, il Nord-Est manifatturiero o in remoto internazionale, hireEZ può far risparmiare parecchio lavoro manuale. Se il grosso del tuo lavoro è amministrativo, retail, logistica o volume alimentato dai portali, il ritorno tende a scendere.
Cosa apporta davvero

hireEZ funziona meglio di LinkedIn Recruiter in un caso specifico: vuoi passare dall'identificare il talento al contattarlo senza dipendere da cambi di scheda, estensioni e fogli di calcolo.
L'esperienza è più corporate che tattica: matching intelligente, analisi del CV, integrazioni con ATS e SSO, automazione dell'outreach e moduli di market intelligence. In team strutturati, con più recruiter e processi formalizzati, questo aggiunge valore reale — soprattutto se la tua operatività dipende da approvazioni, tracciabilità e visibilità tra funzioni.
Non lo comprerei per l'analisi di mercato. Lo comprerei se il problema è questo: il team trova profili, ma impiega troppo tempo ad arricchire i dati, dare priorità e uscire sul mercato con cadenza.
Dove si inserisce nel mercato italiano
- Buona opzione per: agenzie medie, RPO, scale-up con assunzioni attive e team TA che coprono tech, prodotto, data o profili internazionali.
- Meno convincente per: PMI con poche posizioni all'anno, recruiter generalisti focalizzati sui portali, o team che non useranno campagne e automazioni.
- Cosa frena l'adozione: i prezzi non sono pubblici, quindi la valutazione si allunga, e la piattaforma non dà valore se viene usata a metà.
- Da rivedere prima di firmare: costo totale in euro, limiti di utilizzo, qualità reale dei dati di contatto sul mercato italiano e base giuridica del trattamento se lavorerai fuori dall'ATS.
In sintesi, hireEZ serve più a sostituire diversi pezzi insieme che a risolvere un'urgenza puntuale di ricerca diretta.
La piattaforma è su hireEZ e i dettagli commerciali su hireEZ.
4. Gem

Gem ha guadagnato terreno perché mescola livelli che di solito vivono separati: ATS, CRM, sourcing, sequenze e analytics in un'unica esperienza. Per agenzie e società di ricerca e selezione che devono seguire sia il cliente sia il candidato, questo semplifica parecchio l'operatività.
Un vantaggio pratico è l'estensione per acquisire candidati con un clic da LinkedIn e da altre fonti. Se il tuo workflow parte da profili esterni e finisce in sequenze multicanale, Gem è costruito perché il recruiter non salti continuamente tra finestre.
Dove apporta più valore
Gem rende bene quando vuoi mantenere vivo un database proprio invece di ripartire da zero a ogni ricerca. L'aggiornamento automatico di profili ed email lavora esattamente lì. Per chi fa molte ricerche simili per vertical o seniority — tipico di uno studio specializzato su un settore industriale italiano — il tempo risparmiato si accumula.
È interessante anche per il packaging pensato per le agenzie e perché i piani sono più visibili rispetto ad altre suite enterprise. Quella trasparenza aiuta sempre in fase di valutazione, soprattutto quando il budget va approvato dalla direzione.
Un CRM di recruiting usato bene vale più di un'altra licenza di ricerca sfruttata male.
Cosa conviene rivedere prima di acquistare
- I piani bassi limitano gli utenti: possono rivelarsi insufficienti in fretta.
- L'email finding ha limiti per utente: rilevante se fai outreach intensivo.
- Non a tutti serve il pacchetto completo: se l'ATS è già risolto, rischi di pagare livelli duplicati.
Gem non è solo un'alternativa a LinkedIn Recruiter. È un'opzione per chi vuole unire sourcing e nurture nello stesso sistema.
Puoi rivedere la piattaforma su Gem.
5. Loxo e Loxo Source

Loxo compare quando una società di ricerca e selezione è stanca di collegare troppi pezzi: ATS da una parte, CRM dall'altra, sourcing a parte, sequenze di outreach in un altro strumento. Questa frammentazione si paga in tempo e in errori, e in un'agenzia italiana di venti persone si paga ogni settimana.
La promessa è chiara: una sola piattaforma per gestire il ciclo commerciale e quello di recruiting. Non sarà sempre l'opzione più profonda nel sourcing puro, ma è tra le più comode quando gestisci clienti, mandati e pipeline nello stesso ambiente.
Cosa è più sfruttabile

Loxo Source integra la ricerca dentro lo stesso ambiente in cui gestisci pipeline e relazione con clienti e candidati. Per una società che lavora posizioni ricorrenti e ha bisogno di memoria storica, l'approccio ha senso: meno integrazioni, meno attrito operativo, lookup di contatto, automazioni e reporting in un posto solo.
Dove bisogna essere lucidi
- Guadagna punti per: unificare CRM, ATS, outreach e database di candidati.
- Perde punti per: curva di apprendimento più alta e possibile eccesso di suite per team piccoli.
- Il prezzo finale non è pubblico: bisogna entrare in conversazione commerciale.
- La qualità dei contatti può variare: succede in quasi tutti i grandi database, e va testata sui tuoi vertical prima di firmare.
Se sei un headhunter indipendente o una società piccola con l'ambizione di sistematizzarsi, Loxo si adatta meglio di una combinazione dispersa fatta di ATS più estensioni più fogli di calcolo. Se invece la priorità assoluta è trovare talento nascosto in ricerche molto di nicchia, probabilmente combineresti meglio un ATS solido con un motore dedicato.
Il sito ufficiale è Loxo e la panoramica prodotto è su Loxo.
6. AmazingHiring

AmazingHiring è un'alternativa molto chiara se il tuo focus principale è l'IT. Non prova a essere un portale generalista né un ATS: vuole unire segnali tecnici dispersi e trasformarli in un profilo più leggibile per il recruiting.
Il vantaggio è diretto. Nel developer hiring, vedere GitHub, Stack Overflow o Kaggle accanto al profilo riduce parecchio il tempo di validazione iniziale — utile in un mercato come quello italiano, dove per certi stack il numero di candidati realmente disponibili è ridotto e sbagliare shortlist costa settimane.
Cosa apprezza un recruiter
L'estensione per il browser e lo scoring tecnico preventivo semplificano la revisione. Non sostituiscono una valutazione tecnica, ma evitano la classica lista gonfiata di candidati che "sembrano" buoni solo per le keyword.
Nel tech recruiting uno strumento specializzato batte quasi sempre una piattaforma generalista quando la posizione richiede prove reali di attività tecnica, non solo un titolo scritto bene.
I suoi limiti
- Ottima opzione se: lavori backend, frontend, data, DevOps o cybersecurity.
- Meno utile se: copri vendite, operations, amministrazione o alto volume non tecnico.
Il suo sito è AmazingHiring.
7. Fetcher.ai

Fetcher.ai taglia ore di sourcing manuale. La proposta è chiara: generare liste iniziali velocemente, attivare l'outreach e migliorare i risultati con il feedback del recruiter.
Si adatta meglio a team interni generalisti che ad agenzie o ricerche tecniche molto di nicchia. In Italia questa sfumatura conta. Se copri volume, ti serve velocità e un'operazione semplice. Se lavori mandati difficili, con requisiti chiusi o bacini di candidati piccoli, sentirai la mancanza di più controllo su fonti, filtri e logica di ricerca.
Cosa apporta
Fetcher combina suggerimenti di candidati a partire dalla job description, automazione delle email e apprendimento sulle risposte del team. Il valore reale sta nel ridurre il lavoro ripetitivo all'inizio del processo.
Non sostituisce il giudizio del recruiter. Lo accelera.
Per team con poca capacità di sourcing può bastare per prendere trazione. Per team senior che già lavorano con booleane complesse, segmentazione per canale e calibrazione fine con gli hiring manager, può risultare insufficiente.
Quando conviene
- Ha senso se: il collo di bottiglia è produrre le prime liste e contattare in fretta, soprattutto in team interni con pochi recruiter.
- Ha meno senso se: ti serve tracciabilità dettagliata delle fonti, più profondità sui profili tech o un approccio molto affinato per mercato e specialità.
- Attenzione nella valutazione: verifica il prezzo in euro, la copertura reale dei dati sull'Italia e la conformità al GDPR prima di inserirlo nello stack.
Se prima di automatizzare vuoi mettere in ordine canale, proposta e processo, questa guida su come migliorare l'attrazione di talento aiuta a costruire la base corretta.
Il sito ufficiale è Fetcher.ai.
8. Workable

Workable non è un'alternativa pura a LinkedIn Recruiter. È una decisione di stack. Se il team ha già bisogno di ATS, pubblicazione delle posizioni, automazioni e un modulo di ricerca ragionevole, ha molto senso valutarlo.
Per PMI e scale-up italiane questa integrazione pesa spesso più che avere il motore di sourcing più avanzato del mercato. Meno strumenti significa meno attrito tra recruiting e hiring manager, e meno tempo speso a spiegare a chi assume perché un candidato è fermo da tre settimane.
Quando conviene
Workable si adatta bene quando il processo conta quanto la ricerca. Puoi centralizzare pubblicazione, pipeline, messaggistica e parte del sourcing senza dipendere da troppe integrazioni.
Se stai confrontando suite di questo tipo, questa guida sui software di selezione del personale aiuta a capire quando conviene puntare su ATS più modulo di sourcing e quando invece separare i due livelli.
Il limite da accettare
- Vantaggio: buona soluzione integrale per team piccoli e medi.
- Limite: la People Search non ha la profondità di motori dedicati come SeekOut o hireEZ.
Il sito ufficiale è Workable.
9. Indeed: il livello inbound

Qui la logica cambia completamente. Indeed non compete con una piattaforma di sourcing attivo: compete come canale di attrazione inbound. Per molte posizioni italiane basta. Per altre no.
Indeed risolve un problema che in Italia si ripresenta ogni settimana. Ci sono posizioni che non hanno bisogno di più outbound: hanno bisogno di volume, rapidità e candidati già in modalità ricerca. Per ruoli generalisti, operativi, customer service, vendite o tecnico medio, pubblicare e sponsorizzare è quasi sempre più rapido ed economico di una strategia di ricerca diretta.
Il vantaggio pratico sta nell'esecuzione: pubblichi, accedi ai CV, lavori il matching nello stesso ambiente. Aiuta anche la flessibilità di spesa — puoi mettere in pausa, regolare e spostare l'investimento senza la rigidità di una licenza mensile fissa.

Un dettaglio utile in fase di budget: Indeed pubblica listini e modelli di prezzo per mercato, e i piani non coincidono da un paese all'altro. Se devi farti un'idea dell'ordine di grandezza e di come viene fatturato l'accesso ai CV, le pagine commerciali dei singoli mercati sono la fonte più diretta — per esempio quella di Indeed per la Spagna o quella di Indeed per il Messico. Serve a capire il modello: pubblicazione più sponsorizzazione, con accesso ai CV fatturato a parte.
Vale la pena guardarle anche perché la percezione del mercato non coincide sempre con i dati. Il riepilogo delle alternative a LinkedIn Recruiter su Capterra riporta che, per certe pubblicazioni, i datori di lavoro dichiarano di ricevere l'80% delle candidature di qualità entro 24 ore su Indeed. È un dato riferito a quel mercato e non va generalizzato all'Italia, ma conferma un punto: in inbound, un portale generalista ha una potenza difficile da ignorare.
Quando usarlo e quando no
- Si adatta bene a: profili generalisti, middle management, supporto, operations e parte del talento tech attivo.
- Si adatta peggio a: executive search, profili molto di nicchia e ricerche riservate, dove il valore sta nell'identificare chi non si sta candidando.
- Metriche chiare: impressioni, clic e candidature rendono facile decidere se scalare o tagliare.
Il rovescio è ovvio: dipendi da chi si candida. Se la posizione richiede di andare a cercare talento passivo, Indeed non sostituisce LinkedIn Recruiter né strumenti come HeyTalent. In quei casi la scelta corretta è combinare attrazione e ricerca attiva. Se stai sistemando questo mix, la guida sull'attrazione di talento per recruiter aiuta a ordinare i canali.
C'è infine un punto di compliance da non saltare. Se lavorerai con CV, filtri e contatto ai candidati dalla piattaforma, il team deve validare basi giuridiche, informative e politiche di conservazione esattamente come farebbe con qualsiasi altro strumento di sourcing.
10. Il livello job board: portali generalisti e verticali
L'ultima categoria non è un singolo prodotto, ma un livello dello stack che molti team italiani sottovalutano perché non ha il prestigio internazionale di LinkedIn. È un errore: per i ruoli giusti, il candidato locale conosce il portale, lo usa e risponde.
La regola generale vale in qualsiasi mercato. Il portale generalista domina i profili amministrativi, commerciali, customer service, retail e operations. Il portale verticale — quello specializzato su un settore o su una famiglia professionale — migliora sensibilmente la qualità del primo taglio, perché filtri e audience sono già allineati. E in entrambi i casi il costo si giustifica molto più facilmente sui ruoli di volume che su una licenza premium pensata per ricerche consultive.

Che il brand di LinkedIn e la sua quota reale di utilizzo non coincidano è documentato. Join rileva che LinkedIn Recruiter ha un'adozione del 72% tra agenzie e consulenze indipendenti nel 2025, contro il 18% di alternative come i portali generalisti locali, che si distinguono per la gratuità nella pubblicazione e per i database massivi di candidati, secondo Join e la sua analisi del mercato del recruiting. L'analisi riguarda il mercato spagnolo, ma il meccanismo è lo stesso ovunque: LinkedIn comanda nel brand, i portali locali restano molto rilevanti nell'esecuzione.
Se il mandato non è italiano
Il caso si presenta più spesso di quanto sembri: un'agenzia italiana che segue un cliente con filiali all'estero, una multinazionale che centralizza il recruiting a Milano, un profilo italiano da collocare fuori dall'Italia. Lì la domanda non è "quale strumento è migliore", ma "quale portale usa davvero il candidato in quel paese". Questi sono i riferimenti utili per i mercati di lingua spagnola, dove capita più spesso di lavorare.
Per il mercato spagnolo, il motore di ricerca CV di InfoJobs Empresas è lo standard per i profili generalisti, mentre per i profili ICT il database di Tecnoempleo offre filtri per tecnologia e seniority molto più pratici di quelli di un portale generalista.

Per il Messico e l'America Latina lo scenario è più frammentato.

L'offerta per le aziende di OCCMundial resta il riferimento storico, con pacchetti di pubblicazione, visibilità estesa, accesso ai CV e possibilità di reindirizzare i candidati al tuo ATS — utile se hai già un processo strutturato e non vuoi lavorare da un'altra inbox.

Bumeran è la scelta pratica quando vuoi testare il volume senza una barriera d'ingresso alta, grazie alla pubblicazione gratuita, con copertura regionale su più mercati; per vedere i dati completi dei candidati si passa al piano a pagamento.

Talenteca va nella direzione opposta rispetto ai pacchetti opachi: prezzi visibili fin dall'inizio e pubblicazione immediata, quindi si attiva in giornata senza passare dal commerciale. Infine Computrabajo copre bene ruoli generalisti e operativi con ampia distribuzione geografica, con la logica dell'esposizione di massa più che del sourcing.
Se il recruiter finisce a rivedere CV uno per uno senza un buon filtro preliminare, il problema non è solo il portale. È anche come è progettata la posizione.
Cosa bisogna accettare da qualsiasi job board
- Il filtraggio iniziale ricade sul team: il carico operativo resta dalla tua parte.
- L'annuncio comanda molto: se è scritto male, la qualità delle candidature crolla in fretta.
- I prezzi non sono sempre trasparenti: spesso serve una conversazione commerciale.
- Non servono per il talento passivo: dipendi sempre da chi decide di candidarsi.
Comparativa: 10 alternative a LinkedIn Recruiter per chi recluta in Italia
| Prodotto | Categoria | Pubblico target | Caratteristiche chiave | Proposta di valore / USP | Prezzo / modello |
|---|---|---|---|---|---|
| HeyTalent (consigliato) | Sourcing | Recruiter, agenzie e team TA che cercano sourcing scalabile | Estrazione LinkedIn + arricchimento email/telefono; ricerca booleana; variabili IA personalizzabili; outreach automatizzato | Sourcing end-to-end veloce: dà priorità al fit con IA e contatta in automatico; conformità GDPR | Piani in €: freelancer (fino a 2.000 candidati/mese) → team (fino a 14.000); utenti e variabili illimitate |
| SeekOut | Sourcing | Team enterprise e ricerche senior o di nicchia | Oltre 100 campi di ricerca; people insights; riscoperta ATS; campagne multistep | Analisi profonda del pool; ideale per ruoli complessi | Prova con crediti di contatto; piani su preventivo |
| hireEZ | Sourcing | Team di sourcing tech e generalisti attenti al ROI | Ricerca booleana e semantica; arricchimento; outreach multicanale; integrazioni ATS e SSO | Buon rapporto qualità/prezzo rispetto all'enterprise; veloce sul tech | Prezzi su contratto, non pubblici |
| Gem | Sourcing + CRM | Agenzie e team che hanno bisogno di reporting end-to-end | ATS+CRM+sourcing+sequenze multicanale; estensione di acquisizione profili | Packaging per agenzie e aggiornamento automatico dei profili | Piani più visibili della media; limiti per utente in base al tier |
| Loxo / Loxo Source | Sourcing + ATS/CRM | Società di ricerca e selezione che vogliono centralizzare | Sourcing integrato in ATS/CRM; automazioni; crediti di contatto | Riduce il numero di strumenti; pipeline e clienti in una suite | Pacchetti su preventivo; prezzi variabili |
| AmazingHiring | Sourcing verticale IT | Team tecnici che cercano sviluppatori e profili IT | Aggregazione multi-fonte (GitHub, Stack Overflow, Kaggle); scoring tecnico; estensione browser | Copertura profonda dell'ecosistema developer; segnali tecnici per filtrare | Ticket per postazione; fascia medio-alta, prezzi opachi |
| Fetcher.ai | Sourcing automatizzato | Team che vogliono automatizzare sourcing e outreach in fretta | Generazione automatica di liste; sequenze email; reporting; integrazioni ATS | Accelera sourcing e outreach con iterazione basata su metriche | Prezzi poco trasparenti; abbonamento o contatto commerciale |
| Workable | ATS + People Search | PMI e scale-up che hanno bisogno di ATS con sourcing integrato | People Search; multiposting; messaggistica; automazioni | Soluzione integrale per gestire posizioni e sourcing insieme | Prezzi per piano; fascia medio-alta |
| Indeed | Job board | Chi ha bisogno di volume di candidati attivi | Pubblicazione con sponsorizzazione; accesso ai CV; metriche per annuncio | Alta visibilità e rapidità sui ruoli comuni; spesa flessibile | Pubblicazione più sponsorizzazione; accesso CV fatturato a parte |
| Portali generalisti e verticali | Job board | Ruoli generalisti, operativi e mandati fuori dall'Italia | Motori di ricerca CV, pacchetti di pubblicazione, redirect verso l'ATS | Il candidato locale conosce il portale e risponde | Pacchetti per volume o durata; spesso su preventivo |